Il papiro

Subito dopo le incisioni su pietra, il supporto più antico e longevo è stato il papiro. Il papiro, utilizzato già dal 3000 a. C. circa, viene ricavato dalla lavorazione di una pianta palustre. I fogli venivano prodotti tagliando dal fusto delle lunghe strisce, che venivano poi affiancate su di un piano liscio; sopra al primo strato veniva posata un’altra serie di strisce in senso ortogonale rispetto alla prima.

I due strati venivano battuti con un martelletto e infine essiccati. Non era necessaria colla poiché i succhi naturali della pianta, liberati in seguito alla percussione, tengono insieme i due veli. Per aumentarne la resistenza i fogli venivano uniti formando un rotolo di vari metri. Il nome “papiro” è all’origine della parola che indica la carta in inglese (paper) e in francese (papier). “Volume”, invece, viene dal latino volvo, cioè “arrotolare”.

Viene utilizzato per millenni fino all’VII secolo, per essere poi sostituito da materiali più pratici e resistenti. Abbiamo conservato pochi documenti antichi su papiro: è un supporto fragile, molto soggetto al degrado causato dall’ambiente, non adatto ad attraversare i secoli.

Fra i pochissimi superstiti, ben 5 del VI secolo d. C. sono conservati proprio a Ravenna, presso l’Archivio storico diocesano.

Nell’immagine un frammento di papiro ravennate
conservato presso l’Archivio di Stato di Milano

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