31 dicembre 1861: il primo censimento

Nella notte tra il 31 dicembre 1861 e il 1 gennaio 1862, i cittadini italiani, a pochi mesi dalla proclamazione del Regno d’Italia, sono chiamati a contarsi per la prima volta. Era necessario infatti tracciare una prima fotografia della popolazione italiana e acquisire informazioni sul numero di abitanti, suddivisi  per sesso, età e stato civile.

Da quel momento i censimenti saranno effettuati con cadenza decennale, con uniche eccezioni nel 1891, per le difficoltà finanziarie del Paese, e nel 1941 a causa della guerra.

A partire dalla sua fondazione, nel 1926, a occuparsi dei censimenti è l’Istituto nazionale di statistica (Istat).

Manifesto del Comune di Faenza che invita i cittadini a compilare i moduli del censimento e ne sottolinea l’importanza e l’utilità per il Paese, chiarendo nello stesso tempo che tali rilevazioni non sono a scopo fiscale.

Lettera della Sottoprefettura di Faenza del 22 novembre 1861. Dopo la trasmissione del regolamento per il censimento, la Sottoprefettura di Faenza raccomanda “ […] vivamente alle Giunte Municipali di non frapporre indugi pella pronta proposta dei commissarii locali, nonché ai signori sindaci di curare attentamente perché le popolazioni dei rispettivi comuni abbiano a concepire una vera idea dello scopo a cui tale censimento generale viene eseguito ….non trattarsi minimamente di un fine fiscale o finanziario […] ” (Comune di Faenza, archivio moderno, carteggio amministrativo, b. 498)

Quadro di spoglio di Ravenna e dei sobborghi in cui viene rilevata la professione, suddiviso per età, sesso e con indicazione del ruolo del capofamiglia. (Prefettura di Ravenna, archivio generale b. 21)

Fra le professioni si possono trovare: 1720 “senza professione poveri” , 4944 “senza professione non poveri” , 3 cantanti,  e 1528 donne “applicate ai lavori di casa”. Una delle poche occupazioni che mostravano una certa eguaglianza fra uomine e donne è quella dei maestri e professori (31 maschi e 42 femmine). Due uomini risultano invece impiegati in professioni eminentemente femminili: il primo è fra le 171 “lavandaie”,  e il secondo fra le 254 tessitrici. Fra i mestieri più inusuali i flebotomi (chi eseguiva operazioni di bassa chirurgia), i chincaglieri, i selcini (chi si occupava della pavimentazione delle strade).


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