I mulini e il macello

Nel borgo San Rocco erano presenti due mulini, come si può intravedere nella parte inferiore di una delle carte più antiche della città conservate dall’Archivio di Stato di Ravenna. La mappa non ha una data, ma la si può collocare  nel XVII secolo. Rappresenta le mura, la Rocca, le vie di ingresso alla città e i fiumi, il Ronco e il Montone che allora la circondavano.

Il “mulino vecchio” (poi noto come “Mulino Lovatelli”) si trovava fuori porta San Mama, alimentato da un canale che prendeva le sue acque dal fiume Montone. Nel borgo fuori Porta Sisi vi era il “Mulino nuovo”, alimentato dal fiume Ronco, chiamato anche “mulino del macello”, perché ebbe anche la funzione di mattatoio verso la metà del 1500.
La presenza del mulino vecchio viene ricordato dalla toponomastica con la circonvallazione al Molino, e via Molino, e ha dato anche il nome al circolo “I Mulner”.

Le chiuse necessarie al loro funzionamento contribuivano a complicare il travagaliato rapporto fra Ravenna e le acque, fino a sfociare in aperte rivolte popolari nel corso del XVI secolo, come il cosiddetto “fatto dei mulini”. Esasperati dai continui allagamenti causati dalla rete idraulica necessaria al funzionamento delle macine di proprietà arcivescovile, nel 1563 una parte della popolazione cercò di distruggere le chiuse dei mulini. Ne seguirono scontri armati che si trascinarono per quasi un anno; ma i mulini e le loro chiuse rimasero intatti.

Il macello comunale fu costruito tra il 1897 e il 1900, su progetto di Costantino Pirotti. Era formato da sette fabbricati. L’ingresso è racchiuso fra due ali simmetriche, e presenta un cancello in ferro della Savini, Babini e Sangiorgi. Nei bassorilievi rotondi, opera dello scultore Attilio Maltoni, sono rappresentati la testa di un bovino, di un suino, di un ovino e di un gallo. Sorgeva in prossimità di uno dei mulini di Ravenna, detto “del macello”, ed entrambi utilizzavano il medesimo canale.

L’ala destra è andata distrutta in seguito ai bombardamenti del 1944. Nonostante la stesura del progetto di ricostruzione dell’Ufficio tecnico datato 13 luglio 1946, il macello non è più stato restaurato.

come si può vedere dalla perizia del Genio Civile qui esposta (Genio Civile di Ravenna, Serie K, b.2)Genio Civile qui esposta (Genio Civile di Ravenna, Serie K, b.2).

 

Qui esposto l’inventario di entrambi i mulini redatto dal notaio Domenico Mercati nel 1546 in occasione di un contratto di affitto (Archivio notarile distrettuale di Ravenna, vol. 368).