Giardini pubblici

I giardini vennero realizzati tra il 1931 e il 1934 sul luogo dove si trovava il vecchio Ippodromo, in quanto il vecchio giardino di fronte alla stazione ferroviaria, dove sarebbe sorta pochi anni dopo la Casa del Balilla, non era considerato più adeguato “agli accresciuti bisogni e sviluppi della cittadinanza”. La nuova collocazione fu scelta, in concomitanza con la realizzazione di un nuovo ippodromo nella zona della Darsena, poiché le facevano “degna corona moderne e decorosissime villette, un magnifico viale di tigli e la elegante facciata della cosiddetta Loggetta Lombardesca”.

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Il progetto venne affidato al famoso architetto Giulio Ulisse Arata e si ispirava al modello del giardino all’italiana. Lo stesso Arata disegnò anche la fontana in pietra al centro del giardino, in asse con il fronte della Loggetta Lombardesca. Nel corso dei lavori fra l’ufficio comunale e la prefettura sorse una controversia relativa alla liquidazione spettante all’architetto; nel relativo carteggio si possono rintracciare i vari passaggi della contrattazione.

Le opere necessarie per la costruzione dei giardini dovevano avere un importo quantificato in 360.000 lire. In una deliberazione del 26 novembre 1935 il Podestà fissa in 25.000 lire la liquidazione dell’architetto Arata per il progetto, anche se lo stesso Arata aveva chiesto una parcella di 25.464 lire. Il compenso dovuto era però considerato troppo elevato dalla Prefettura, e ciò portò a rettificare la prima deliberazione del 1932. Arata acconsentì ad abbassare la cifra a 22.500 lire. Tuttavia l’onorario risultava ancora troppo alto rispetto alla spesa complessiva che si era attestata a 354.000 lire; il Prefetto consiglia un ulteriore ribasso della parcella a 17.000 lire (5% della spesa). Il Podestà Cagnoni proponeva una cifra superiore (6,4% del totale). Secondo il Corpo Reale del Genio Civile, nella figura dell’Ingegnere Capo, applicando le aliquote stabilite per legge si sarebbe ricavato un compenso pari a 14.250 lire. Ma nella stessa lettera l’Ingegnere Capo scrive anche che “l’architetto Arata non si sarebbe occupato del giardino pubblico di Ravenna se pagato alla stregua di un qualsiasi modesto professionista”. In conclusione il dirigente del Genio Civile indicava come giusta la somma di 25.000. Prefettura di Ravenna, archivio generale, b. 1120.

Nella stessa pratica si trova anche la deliberazione per l’acquisto degli alberi e delle piante da una ditta di Forlì e da una di Pistoia, tra cui lecci, tigli, ippocastani, magnolie, alberi di Giuda, cipressi, pini domestici, cedri e pini dell’Himalaya.
Dalle immagini d’epoca si evince che le aiuole erano segnate da recinzioni di legno ed erano arricchite da rose rampicanti; i viali principali sono realizzati con alberi di quercia (quercus ilex), i settori centrali sono segnati dalla presenza di magnolie. Rettilinei viali di lecci, dai quattro ingressi principali, conducevano verso lo spiazzo davanti alla Loggetta Lombardesca, elemento focale dello spazio verde.
La costruzione di un edificio adibito a Caffè con annesse latrine, chiamato Chalet, venne deliberata nel 1933. Nel 1934, con l’apertura al pubblico del nuovo locale, i giardini divennero un ritrovo molto frequentato e apprezzato dalla cittadinanza. Durante la seconda guerra mondiale il parco e il monastero subirono molti danni, parzialmente recuperati negli anni successivi.

 

Prefettura di Ravenna, archivio generale, b. 1120. Fascicolo dedicato alla costruzione del giardino pubblico; sono presenti le deliberazioni comunali che seguono il procedere dei lavori e i disegni.