Lo Sposalizio del mare

Lo Sposalizio del mare è una cerimonia istituita a Cervia nel 1445 da Pietro Barbo, allora vescovo di Cervia e poi divenuto Papa nel 1464 col nome di Paolo II, come ricordo di uno scampato naufragio. In quella occasione il religioso avrebbe gettato in mare il proprio anello pastorale per salvare sé e l’equipaggio, e da allora questo gesto viene ripetuto ogni anno dall’Arcivescovo della Diocesi di Cervia. Molti altri eventi vengono da sempre organizzati parallelamente al rito: in questo pubblico avviso del 1857 si annunciano una regata con premi in denaro, una tombola con in palio 100 Napoleoni d’oro, fuochi artificiali, e altri intrattenimenti.

Oggi è una rievocazione storica che si svolge il giorno dell’Ascensione, tra le più antiche d’Italia. Quando il corteo che attraversa il centro cittadino giunge al porto, la cerimonia, che rappresenta il “matrimonio” di Cervia con le acque dell’Adriatico, viene celebrata sui pescherecci. L’arcivescovo pronuncia una solenne benedizione per rendere il mare propizio ai naviganti, ai pescatori e a tutta la città, e l’anello d’oro viene gettato nelle acque. Chi fra i nuotatori che accompagnano il battello riuscirà a ripescarlo si assicurerà un ottimo auspicio di prosperità e fortuna.

ASRa, Legazione apostolica di Ravenna, b. 1574.


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Per il Giorno Della Memoria – Le conseguenze delle leggi razziali del 1938

Telegramma 1938
Telegramma 1938

Telegramma del Ministero dell’Interno ai prefetti del Regno del giugno 19398 sulla necessità di separare quanto più possibile i presunti appartenenti alla “razza ebraica”.

 

 

 

Telegrammi cifrati (quello in alto riporta le parole decifrate) del marzo 1939. Il Ministero dell’Interno concede alle comunità israelitiche la possibilità di assumere personale non ebreo per la fabbricazione delle azzime pasquali.

 

 

 

 

 

Comunicazione della Direzione Generale per la Demografia e la Razza in cui si vieta agli “appartenenti alla razza ebraica” di esercitare una qualsiasi professione nell’ambito dello spettacolo.

 

 

 

 

 

Comunicazione del novembre 1942 con la quale il Ministero dell’Interno comunica ai Prefetti del Regno di vigilare sulla corretta applicazione del divieto per gli “appartenenti alla razza ebraica” di assumere domestici “di razza ariana”.

 

 

 

 

 

Telegramma del Ministero dell’Interno dell’agosto 1940 nel quale si preannuncia l’invio delle forze di pubblica sicurezza per allontanare gli “appartenenti alla razza ebraica” dagli alberghi e dai luoghi di ritrovo delle località turistiche.

 

 

 

Tutti i documenti provengono dall’Archivio della Prefettura di Ravenna, b. 52.


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31 dicembre 1878: chiusa la Ruota degli Esposti

Sin dal 1638 presso il Brefotrofio dell’Ospedale Santa Maria della Croci è presente la ruota degli esposti, “sorta di cassetta che girava sopra un perno”, all’interno della quale venivano abbandonati i neonati. La madre, o chi per lei, lasciava il figlio nella ruota avvolto in un lenzuolo, un panno, dove spesso nascondeva oggetti simbolici come medaglie, foto
tagliate a metà, grani di rosario, brandelli di vestiti e pezzi di stoffa con la speranza del ricongiungimento. La ruota , collocata all’angolo fra due strade molto frequentate, viene spostata nella strada di S.Carlino nell’anno 1810.

Presente anche nella nuova sede di San Giovanni Evangelista, la ruota verrà chiusa in data 31 dicembre 1878 su deliberazione del Consiglio provinciale. Dal 1 gennaio 1879 verrà attivato “l’Ufficio di presentazione e consegna degli Esposti aperto in tutte le ore del giorno e della notte”.

Avviso pubblico in occasione della chiusura della Ruota e modulo prestampato per il verbale di consegna del bambino. Provincia di Ravenna, b. 879

La chiusura della ruota, abolita progressivamente in tutta Italia, segna la fine dell’abbandono anonimo. Qui di seguito la prima registrazione di un bambino, nato il  primo gennaio 1879, battezzato con il nome di Roserti Adamo, consegnato al brefotrofio con la nuova procedura.

Brefotrofio degli esposti, reg. 333


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Il 10 agosto a Porto Corsini

L’abitato di Porto Corsini si sviluppa attorno al porto che collega la città al mare tramite il Canale Naviglio Corsini, che venne aperto nel 1746 e deve il suo nome al Cardinale Lorenzo Corsini (poi Papa Clemente XIII).

La progressiva diffusione della pratica dei bagni di mare in questa località porterà alla fondazione della Società Balnearia, presieduta da Ferdinando Rasponi. Il primo stabilimento balneare venne realizzato, ad opera della medesima società, nel 1872. A seguito della prima stagione estiva, la Società si rivolse all’amministrazione provinciale chiedendo “un sussidio di 5000 lire per ampliare la neofita Istituzione”.

Provincia di Ravenna, b. 617

Si legge nella lettera che “la neonata società, la quale nella scorsa estate ha fatto buona prova di sé, corredando la città d’un principio di stabilimento balneare”, e che occorre considerare che “la città di Ravenna, precipua della Romagna, benché seduta presso al mare non avea modo di fornire un comodo e decente bagno ai cittadini e a’ foresteri”.

Si aggiunge che “i ravegnani – con loro molta economia – non hanno più a correre altrove, e lontano, per cercarsi un bagno”. In più “la molta affluenza (6500 bagnanti) avuta la scorsa estate allo stabilimento, prova con evidenza quanto fosse sentito questo bisogno, e quanto volentieri sia veduta sorgere questa istituzione benefica”.

“Quanto poi alla moralità pubblica” prosegue la lettera “voi, onorevoli signori, avete […] potuto por mente come si sia ovviato agli sconci – rimpianti nel tempo del troppo libero mare – per fatto di verecondi briachi – i quali sconci nella lunga stagione andata dal giugno al settembre non hanno pure accennato da cadere quest’anno.” Infine “gli istituti di educazione, dipendenti dalla Congregazione di Carità, come l’Orfanotrofio maschile e femminile, hanno avuto gratuito l’uso dei casotti, e il Collegio Convitto, e i due educandati delle Tavelle e delle Suore, hanno potuto con tutta la decenza e sicurezza godersi un commodo e pulitissimo bagno. Nè – a difesa delle fanciulle – doverono intervenire le fruste de vetturini, per iscacciare i mascalzoni indiscreti”.

Dopo una discussione piuttosto accesa la Provincia concesse un sussidio. Nel corso del dibattito il consigliere Biffi “non crede nell’avvenire di questa società, mentre gli stanno contro gli inconvenitenti della lontananza da Ravenna, dell’aria poco salubre, e della spiaggia poco adatta pei bagni.” Inoltre “i bagni a parer suo si fanno o per bisogno o per divertimento. Lo stabilimento di Porto Corsini non presenta queste opportunità. Non concorre quella pubblica utilità cui accennava il consigliere Rasponi [Gioacchino]”. (Clicca sull’immagine per leggere l’intero verbale)

Provincia di Ravenna, b. 617

In quel periodo luoghi di villeggiatura prediletti dai ravennati benestanti erano Cesenatico o Rimini, mentre Porto Corsini rimase almeno fino alla prima Guerra Mondiale un villaggio di pescatori, nel quale si riversavano le fasce popolari del ravennate soprattutto il 10 agosto, San Lorenzo, quando era tradizione fare sette bagni in un giorno. Ne risultava un evento particolarmente folclorico, per il quale era previsto il rito del bagno in mare anche per buoi, cavalli e somari.

Provincia di Ravenna, b. 1119

L’Ospizio Marino di Porto Corsini fu inaugurato nel 1909 per ospitare bambini particolarmente bisognosi di cure marine. Era completamente gratuito: i finanziamenti provenivano dal Comune, da altre amministrazioni pubbliche, e da privati cittadini. Rimase in funzione fino al 1933; l’anno successivo entrò in funzione la nuova Colonia.

Provincia di Ravenna, b. 1086

Provincia di Ravenna, b. 1136

I sempre più frequenti naufragi ed incidenti in mare portarono alla costituzione di un comitato “Lega Pro Mare Nostro” incaricato dal comune di realizzare la stazione di salvataggio. Il gruppo incaricato del salvataggio era formato da due equipaggi di venti persone scelte fra i marinai più esperti di Porto Corsini. Entrò in funzione il 4 agosto del 1907, e restò in funzione fino agli anni 30.

Nel 1930, dopo aver riconosciuto che nella spiaggia di Porto Corsini era sorta rapidamente “una ridente e rigogliosa stazione balneare”, che deve comunque essere considerata “nient’altro che una propaggine della città”,  il Comune di Ravenna decide di cambiare nome di parte della frazione in “Marina di Ravenna”.

Prefettura di Ravenna, b. 1064

La motivazione era quella di “portare fino al mare il nome di Ravenna”, pur conservando la denominazione “Porto Corsini” a nord del canale per mantenere la memoria della sua fondamentale storia economica e militare.


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La Repubblica Romana

“Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal Governo temporale dello Stato Romano”. Era il 9 febbraio 1849, a seguito di una rivolta interna nei territori dello Stato Pontificio nasceva la Repubblica Romana.

Miscellanea bandi, fasc. 16

Tra il 1848 e il 1849 negli anni cruciali del Risorgimento, si erano nuovamente intensificate le correnti più radicali, democratiche e repubblicane del movimento patriottico. Pio IX si era dissociato dalla guerra contro l’Austria, e lo scontento fu tanto. La crisi scoppiò con l’uccisione del ministro Pellegrino Rossi, uno dei più importanti italiani dell’epoca, a cui il Papa aveva affidato il governo per cercare di mantenere l’ordine interno attraverso un regime costituzionale ma pur sempre conciliato con le esigenze di universalità della Chiesa. L’assassinio di Pellegrino Rossi il 15 novembre fece precipitare le cose e portò alla fuga del Papa nel Regno delle Due Sicilie e alla convocazione di un’Assemblea Costituente, eletta il 29 gennaio della quale fecero parte i ravennati Ignazio Guiccioli, Filippo Mordani e Antonio Monghini.

 

Miscellanea bandi, fasc. 16

La mattina del 9 febbraio la costituente romana emanò il decreto nel quale si proclamava la decadenza del potere temporale del Papa e la creazione della Repubblica Romana; lo Stato fu affidato ad un comitato esecutivo composto da Carlo Armellini, Mattia Montecchi e Aurelio Saliceti. A questo comitato, a marzo, si sostituì un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, dotato i illimitati poteri, più forte e deciso, anche per far fronte alle forti difficoltà interne, alla grave situazione economica e ad una situazione internazionale rischiosa.

Il 15 febbraio nella piazza centrale di Ravenna fu innalzato l’albero della libertà, nello stesso punto dove era stato l’altro albero della libertà nel 1797, e numerosi furono i festeggiamenti in tutta la provincia.

 

“Ieri sera vennero subito abbattuti in Cervia tutti gli stemmi del cessato governo […] Penetratasi dai cervesi la notizia della proclamazione della Repubblica Romana, quantunque in ora assai tarda, vollero festeggiarla con illuminazioni e liete acclamazioni, cui rispondevano i concerti della banda musicale, la quale scorrendo le poche vie della città ha rallegrato quasi tutta la notte gli abitanti, che pareano inebbriati all’annunzio di si fausto avvenimento. […]”

Lettera del 12 febbraio 1849 indirizzata al Preside della Provincia di Ravenna che descrive la reazione dei cittadini di Cervia alla proclamazione della Repubblica Romana. Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324

 

 

Francesco Laderchi, Preside di Ravenna, comunica alla popolazione la proclamazione delle Repubblica Romana.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324

 

“Cittadino Preside di Ravenna
Il comitato esecutivo vuole in queste supreme circostanze non trascurare alcun mezzo, non lasciare intentato alcun modo di soccorrere alla cosa pubblica validamente, energicamente.
Ha quindi ordinato che dei Commissari straordinari della Repubblica, persone tutte degne della pubblica stima che godono, e dell’intera fiducia, fossero inviati nelle provincie per ajutare l’opera dei Presidi, per diffondervi lo spirito repubblicano della Capitale e di concerto con essa provvedere alla più spedita esecuzione degli ordini del Governo centrale.
Cittadino Preside non sappiamo a quali prove siamo chiamati, ma quali esse siano teniamoci all’altezza della nostra missione, affratelliamoci più strettamente, che tutti i buoni s’accerchino intorno a noi, e l’unità del pensiero faccia l’unità dell’azione, nella quale è riposta la forza nostra.

Con istima mi dichiaro
Roma 22 febb[rai]o 1849
Il Ministro
Aurelio Saffi”

Lettera di Aurelio Saffi al Cittadino Preside di Ravenna,  22 febbraio 1849.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.

Ma a maggio già gli Austriaci entravano nelle Legazioni e il 28 occuparono Ravenna. Il Papa infatti aveva chiesto aiuto alle altre potenze cattoliche e gli eserciti dell’Impero Austro-Ungarico, di Spagna, del Regno delle Due Sicilie e della Francia stavano riprendendo il controllo dei territori dello Stato romano.

A Roma intanto per difendere la Repubblica erano accorsi migliaia di volontari, molti dei quali anche ravennati, in gran parte guidati da Giuseppe Garibaldi. I Francesi dovettero fronteggiare una resistenza inattesa, anche popolare, per tutto il mese di maggio e giugno. Si susseguirono scontri e battaglie e violenti bombardamenti di artiglieria, che provocarono ampie distruzioni e centinaia di morti e feriti.

Il 3 luglio, mentre le truppe francesi stavano entrando a Roma, l’Assemblea Costituente, come ultimo gesto di legittimità, proclamava la Costituzione, che fu una delle eredità più importanti della Repubblica.

 

Editto nel quale si ripristina nelle quattro legazioni (Ravenna, Ferrara, Forlì e Bologna) il governo di Papa Pio IX.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.

La Repubblica Romana fu uno stato caratterizzato dalla libertà di culto, dalla laicità, dalla libertà di opinione, dall’abolizione della pena di morte, della tortura e della censura. Si dovette attendere un altro secolo perché quelle riforme, elaborate in pochi mesi di confronto democratico, diventassero fonte d’ispirazione e base delle moderne costituzioni degli Stati occidentali.

 

Manifesto in cui il Papa, una volta ripristinato lo Stato Pontificio, concede il perdono a tutti quelli che hanno partecipato alla Repubblica Romana, eccetto i triumviri, i membri del governo e dell’Assemblea Costituente e i capi dei corpi militari.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.


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