La storia

L’ Archivio di Stato di Ravenna, istituito come Sezione di Archivio di Stato con d.m. 15 mag. 1941, divenne Archivio di Stato a seguito del d.p.r. 30 sett. 1963, n. 1409. Riunì inizialmente i fondi archivistici conservati sino a quel momento presso la biblioteca comunale Classense: corporazioni religiose, parte degli antichi archivi giudiziari, legazioni di Romagna e di Ravenna, insieme con l’archivio storico comunale. Il deposito di quest’ultimo fu però ritirato dal comune di Ravenna nel 1956, in occasione del trasferimento della Sezione nell’edificio dei chiostri già facenti parte del convento di S. Francesco. Veniva così a spezzarsi quell’unità documentaria degli archivi pubblici ravennati tanto riccamente illustrata, a partire  dalla seconda metà dell’800, dall’opera degli archivisti e bibliotecari ravennati Michele Tarlazzi (1813-1883), Andrea Zoli (1844-1914), Santi Muratori (1874-1943) e, in particolare, Silvio Bernicoli (1857-1936). Questi, con un lavoro assiduo di decenni, aveva rivisto o elaborato gli inventari di molti fondi, mentre andava progressivamente componendo le circa 12.400 schede dei suoi regesti, tuttora indispensabile strumento di esplorazione dei fondi membranacei e cartacei dall’alto medio evo alla metà del sec. XVI (corporazioni religiose, archivio comunale, archivio notarile di Ravenna). Dal 1956 ad oggi, l’Archivio ha raccolto un considerevole numero di archivi di uffici ed enti pubblici, insieme a qualche archivio privato, della città e del distretto di Ravenna (con Alfonsine e Cervia), nonché dei territori dell’antica Romagna estense (Bagnacavallo, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Sant’Agata sul Santerno) che dal 1598 al 1859 avevano fatto parte della legazione di Ferrara.

Dal 1965 l’Archivio di Stato ha alle sue dipendenze la Sezione di Archivio di Stato di Faenza.