La Repubblica Romana

“Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal Governo temporale dello Stato Romano”. Era il 9 febbraio 1849, a seguito di una rivolta interna nei territori dello Stato Pontificio nasceva la Repubblica Romana.

Miscellanea bandi, fasc. 16

Tra il 1848 e il 1849 negli anni cruciali del Risorgimento, si erano nuovamente intensificate le correnti più radicali, democratiche e repubblicane del movimento patriottico. Pio IX si era dissociato dalla guerra contro l’Austria, e lo scontento fu tanto. La crisi scoppiò con l’uccisione del ministro Pellegrino Rossi, uno dei più importanti italiani dell’epoca, a cui il Papa aveva affidato il governo per cercare di mantenere l’ordine interno attraverso un regime costituzionale ma pur sempre conciliato con le esigenze di universalità della Chiesa. L’assassinio di Pellegrino Rossi il 15 novembre fece precipitare le cose e portò alla fuga del Papa nel Regno delle Due Sicilie e alla convocazione di un’Assemblea Costituente, eletta il 29 gennaio della quale fecero parte i ravennati Ignazio Guiccioli, Filippo Mordani e Antonio Monghini.

 

Miscellanea bandi, fasc. 16

La mattina del 9 febbraio la costituente romana emanò il decreto nel quale si proclamava la decadenza del potere temporale del Papa e la creazione della Repubblica Romana; lo Stato fu affidato ad un comitato esecutivo composto da Carlo Armellini, Mattia Montecchi e Aurelio Saliceti. A questo comitato, a marzo, si sostituì un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, dotato i illimitati poteri, più forte e deciso, anche per far fronte alle forti difficoltà interne, alla grave situazione economica e ad una situazione internazionale rischiosa.

Il 15 febbraio nella piazza centrale di Ravenna fu innalzato l’albero della libertà, nello stesso punto dove era stato l’altro albero della libertà nel 1797, e numerosi furono i festeggiamenti in tutta la provincia.

 

“Ieri sera vennero subito abbattuti in Cervia tutti gli stemmi del cessato governo […] Penetratasi dai cervesi la notizia della proclamazione della Repubblica Romana, quantunque in ora assai tarda, vollero festeggiarla con illuminazioni e liete acclamazioni, cui rispondevano i concerti della banda musicale, la quale scorrendo le poche vie della città ha rallegrato quasi tutta la notte gli abitanti, che pareano inebbriati all’annunzio di si fausto avvenimento. […]”

Lettera del 12 febbraio 1849 indirizzata al Preside della Provincia di Ravenna che descrive la reazione dei cittadini di Cervia alla proclamazione della Repubblica Romana. Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324

 

 

Francesco Laderchi, Preside di Ravenna, comunica alla popolazione la proclamazione delle Repubblica Romana.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324

 

“Cittadino Preside di Ravenna
Il comitato esecutivo vuole in queste supreme circostanze non trascurare alcun mezzo, non lasciare intentato alcun modo di soccorrere alla cosa pubblica validamente, energicamente.
Ha quindi ordinato che dei Commissari straordinari della Repubblica, persone tutte degne della pubblica stima che godono, e dell’intera fiducia, fossero inviati nelle provincie per ajutare l’opera dei Presidi, per diffondervi lo spirito repubblicano della Capitale e di concerto con essa provvedere alla più spedita esecuzione degli ordini del Governo centrale.
Cittadino Preside non sappiamo a quali prove siamo chiamati, ma quali esse siano teniamoci all’altezza della nostra missione, affratelliamoci più strettamente, che tutti i buoni s’accerchino intorno a noi, e l’unità del pensiero faccia l’unità dell’azione, nella quale è riposta la forza nostra.

Con istima mi dichiaro
Roma 22 febb[rai]o 1849
Il Ministro
Aurelio Saffi”

Lettera di Aurelio Saffi al Cittadino Preside di Ravenna,  22 febbraio 1849.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.

Ma a maggio già gli Austriaci entravano nelle Legazioni e il 28 occuparono Ravenna. Il Papa infatti aveva chiesto aiuto alle altre potenze cattoliche e gli eserciti dell’Impero Austro-Ungarico, di Spagna, del Regno delle Due Sicilie e della Francia stavano riprendendo il controllo dei territori dello Stato romano.

A Roma intanto per difendere la Repubblica erano accorsi migliaia di volontari, molti dei quali anche ravennati, in gran parte guidati da Giuseppe Garibaldi. I Francesi dovettero fronteggiare una resistenza inattesa, anche popolare, per tutto il mese di maggio e giugno. Si susseguirono scontri e battaglie e violenti bombardamenti di artiglieria, che provocarono ampie distruzioni e centinaia di morti e feriti.

Il 3 luglio, mentre le truppe francesi stavano entrando a Roma, l’Assemblea Costituente, come ultimo gesto di legittimità, proclamava la Costituzione, che fu una delle eredità più importanti della Repubblica.

 

Editto nel quale si ripristina nelle quattro legazioni (Ravenna, Ferrara, Forlì e Bologna) il governo di Papa Pio IX.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.

La Repubblica Romana fu uno stato caratterizzato dalla libertà di culto, dalla laicità, dalla libertà di opinione, dall’abolizione della pena di morte, della tortura e della censura. Si dovette attendere un altro secolo perché quelle riforme, elaborate in pochi mesi di confronto democratico, diventassero fonte d’ispirazione e base delle moderne costituzioni degli Stati occidentali.

 

Manifesto in cui il Papa, una volta ripristinato lo Stato Pontificio, concede il perdono a tutti quelli che hanno partecipato alla Repubblica Romana, eccetto i triumviri, i membri del governo e dell’Assemblea Costituente e i capi dei corpi militari.
Legazione apostolica di Ravenna, b. 1324.


Licenza Creative Commons
Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale